“I Respiri Interrotti” : il testo integrale

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“I Respiri Interrotti” è un testo breve scritto da Marcello Serafino e letto per la prima volta in pubblico da Lucia Falco, all’interno di un’azione scenica presentata nel corso del 6° appuntamento della rassegna “Tarocchintorre”.

Dimmi che i nostri baci non moriranno sotto al sole estivo del sonno e del (….)
sotto al sole estivo del sonno
il sonno, il sole, il sonno

ma tu tacevi, e ogni frase scivolava

Dimmi che le stelle e le comete ancora una volta torneranno a (….)
le stelle del cielo catturato dai tuoi occhi
le comete e le stelle della notte che nevica desideri

ma tu tacevi,

Dimmi che il tempo e la neve non copriranno il nostro respiro e ancora più forte  (….)
il nostro respiro più forte ancora
il nostro respiro di fiati avvinghiati e bagnati e assolati e gelidi e tiepidi, il nostro respiro

e ogni respiro scivolava

dimmi ti amo e ripetilo tre volte, tre volte ripetilo, ogni volta che le tue labbra (….)
ogni volta che le tue labbra
ripetilo tra le tue labbra tinte di rosso e ogni volta che (….)

e anche  il giorno  scivolava

dimmi che sono tuo e che tuo sarò fino alla fine del tempo e poi al sorgere di (…)
dall’alba al tramonto tuo e per sempre tuo
tuo nel tempo che scorre e che schiaccia i battiti del cuore

ma ancora tacevi

dimmi che non ci sarà vecchiaia, e non ci sarà dolore, e non ci sarà abbandono e non ci saranno (….)
dimmi che le vene e le mani e la pupille spalancate
dimmi che nel vento, e nei ricciolo d’oro del vento, sarà il tempo, il vento, il tempo

e voltavi lo sguardo

dimmi che la tua bocca e la tua pelle scivoleranno in me, dentro di me, precipitando in me, come quando un raggio (….)
la tua bocca e la tua pelle bruciate dal sale
a scivolare in un raggio, bruciate dal sale

e spostavi la tenda

dimmi e prega e prega e dimmi e fa che Dio e il cielo che è Dio, possa aprire  i cancelli del (….)
nel giardino delle albe e dei defunti
una mano attraverso i cancelli, i grandiosi cancelli del (….)

e fissavi la strada

dimmi e baciami e uccidimi come un cucciolo di bestia di gatto che (….)
un cucciolo di bestia di gatto che supplica e attende
una bestia-gatto che graffia la tappezzeria della carne

e fissavi la pioggia

e ogni mia parola così andava via

senza rumore, su un filo d’ombra,

(….)

silenzio

silenzio

silenzio

Vorrei osservarti adesso davanti allo specchio,
e spiarti sola,
un occhio  tatuato sulla tua spalla.

Vorrei spiarti mentre pettini le mie parole attorcigliate nei tuoi  capelli
Una mano posata sul vetro,
il silenzio afferrato tra i denti
un attimo prima di esplodere.

Dio quanto piove, quanto piove, quanto piove, quanto piove, quanto piove, quanto piove

Sgocciola qui tra le mie dita il tuo nome,
Il tuo nome distrutto e spezzato in mille frammenti di carta,
moltiplicato nei cerchi delle pozzanghere,
e poi nelle orbite dei pianeti,
e poi nelle spirali delle galassie,
e poi nella tazza che ho qui di fronte,
una lastra nera di caffè
che attende di essere scagliata
al centro del silenzio

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